Pubblicato in: Il tè di mezzanotte, Scrittura

Di ansia, tarda notte e titoli a caso

Ci sarà un giorno in cui imparerò a scrivere titoli decenti per questo tipo di sproloqui… ma a pensarci bene non so nemmeno se arriverà mai, per cui mi devo accontentare.

E se la faccenda dei titoli a caso e della tarda notte si spiega da sola, perché l’ansia?

Quelli Della Regia dicono che ho l’ansia quasi persino per andare in bagno, ma in fondo nessuno li ascolta mai, tantomeno io.

In genere sono una persona piuttosto determinata – parola che suona molto meglio di “così testarda e ostinata che non capisce mai quando è ora di smetterla”, non trovate? – da ciò consegue che, appena mi sono accorta, ancora anni fa, quanto amassi scrivere, ho deciso più o meno al volo che volevo che questo fosse il mio lavoro – anzi, precisiamo meglio, uno dei.

Solo che c’è un passo sostanziale per rendere vera questa ipotesi: una cosa talvolta venerata, altre sopravvalutata, chiamata pubblicazione.

Sbalorditi, nevvero?

Escludendo l’autopubblicazione  – non perché abbia qualcosa in contrario, solo non credo che sia quello che fa per me ora – rimane l’editoria tradizionale da affrontare. A tal proposito, c’è chi dice che le case editrici e le agenzie letterarie non badano più agli esordienti, chi il contrario; e secondo questi ultimi se si dice che “uno su mille ce la fa” è solo perché il 99,9% della roba che intasa le caselle mail di editori e agenti è schifo illeggibile.

Sempre secondo queste persone, in fondo, per pubblicare basta avere una buona storia, essere – o almeno fingere bene – sani di mente e non prendersi troppo sul serio – e a riguardo di quest’ultimo punto dovrò dire un paio di cose, ma in futuro, ché non voglio divagare.

Ora, al di là del fatto che sono convintissima che la fortuna sia fondamentale per combinare qualcosa, sto anche scoprendo che l’ansia dell’attesa gioca bruttissimi scherzi, soprattutto a una persona come me che, anche se sa razionalmente di aver fatto il lavoro migliore che poteva con la sua storia, ha un’autostima che oscilla dal “sono un genio” al “dovrei buttare tutto e dedicarmi alla coltivazione di cavoli verza“. Sto facendo una sincera fatica per  non mandare al diavolo il mio congegnatissimo piano malefico – il quale prevede, nell’ordine, l’invio ad agenzie, case editrici medie e grandi, case editrici piccole a scaglioni di tre mesi le une dalle altre – e inviare a tutti indiscriminatamente e sperare in una qualsiasi risposta.

Perché davvero, mi va bene anche un “No, fai schifo“. Qualsiasi cosa, purché non sia l’ansia.

Sigh.

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Autore:

Creatura divoratrice di muffin non ben identificata, dai capelli talvolta castano chiaro e talvolta viola prugna, avvistata recentemente da qualche parte tra i buchi neri supermassicci di Andromeda e il corso di Scienza dei Materiali all'università. Dichiara venti anni anagrafici ma tre cerebrali, e una smodata passione per la musica - metal e non -, le armi bianche, gli sport da combattimento, la Norvegia, il solfato di rame e l'autoironia. Ah, e naturalmente anche per il fantasy, genere che sfregia fin dai tempi della sua prima storia, iniziata a undici anni.

3 pensieri riguardo “Di ansia, tarda notte e titoli a caso

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