Pubblicato in: Recensioni&Letture

Il sangue di Marklant ~ Recensione

Salve, gente!

Volevo scrivere una recensione di questo libro da qualcosa come un’eternità. Mi sono decisa a farlo solo ora, dopo aver letto anche il secondo della serie, perché ho scoperto che se è più o meno difficile parlare di un libro che non mi è piaciuto per niente, lo è ancora di più per uno dei miei preferiti.

Farò del mio meglio ^^

copertina-il-sangue-di-marklant

Titolo: Il sangue di Marklant

Autore: Miki Monticelli

Casa editrice: Piemme (link)

Genere: Fantasy

Trama: “Marca è sotto assedio da ormai quasi seicento anni: attorno alle alte mura che difendono le case si assiepa l’esercito delle Darkalant, da sempre nemico, e poco più in là, oltre le montagne, rimangono in agguato gli Occlumsaac, i non-vivi, che aspettano soltanto di poter entrare in città e possono contare sulla sfibrante e quieta pazienza della morte. Drith ha sempre vissuto schiacciata dal peso della guerra: è la figlia di uno degli uomini più importanti del regno e ha sempre saputo di essere una guerriera, pronta a difendere il suo popolo dall’attacco esterno. Ha un dono, o meglio una terribile condanna: riesce a vedere e parlare con i morti. E questo è il marchio che la identifica come prescelta della profezia dei Pugno, destinata a liberare la città di Marca, pagando un caro prezzo.

Se c’è una cosa che ci tengo particolarmente a dire, prima di tutto, è il fatto che la quarta di copertina non rende giustizia al libro. C’è talmente tanto, oltre a una profezia e a una ragazza nata per essere l’Eletta. Non posso rivelare molto della trama senza fare spoiler, ma se siete stanchi del fantasy medievale senza nulla di particolare, questo è il libro che fa per voi.

La prima cosa che di certo balza agli occhi è il worldbuilding. Fin dall’inizio, non si presenta come il setting “classico” del fantasy: anche se la tecnologia non è quella moderna, non è nemmeno medievale. A me ha subito fatto venire in mente le guerre tra 1500 e 1600 – nemmeno a dirlo, io amo alla follia quel periodo storico xD

La magia è rara, limitata a un ambito ben definito; mentre più peso è dato ad armi particolari come le prime armi da fuoco, intrugli che ricordano vagamente l’alchimia e, soprattutto, macchine volanti ispirate a quelle di Leonardo da Vinci.

Anche se il setting è piuttosto ristretto – l’intera storia si svolge nella città di Marca – io ho trovato ogni ambientazione così ben caratterizzata e definita in pochi, decisi tratti che la scelta non mi ha pesato, come purtroppo succede spesso. Anzi, queste atmosfere vivide, unite a una trama mai banale e che procede spedita da un punto di svolta al successivo, mi hanno fatto divorare questo libro anche se, c’è da ammetterlo, è un discreto mattone di quasi seicento pagine!

Per quanto riguarda i personaggi, il più approfondito è di sicuro Drith, la protagonista. Ma, al contempo, gli altri – e sono tantissimi – si muovono e interagiscono, incrociano la strada di Drith e se ne discostano, senza mai dare l’idea di orbitarle attorno o comunque di esistere in funzione della protagonista: sono anch’essi ben delineati, hanno i loro obiettivi e le loro ragioni… tanto che persino alcune scelte dall’etica del tutto opinabile, viste dal loro punto di vista, acquisiscono senso. Non è sempre facile rendere così i personaggi, tantomeno quando sono così tanti. Secondo me, assieme al worldbuilding, sono la principale forza di questo libro.

Vorrei dire anche due parole sull’atmosfera generale. Questo non è un libro particolarmente colorato o scintillante – Marca stessa è descritta come una città incastrata in mezzo a montagne impervie, gelide e poco luminose – per cui l’atmosfera è complessivamente grigia, opprimente quanto il fumo della polvere da sparo e il peso di un assedio lungo sei secoli, eppure la lettura non è mai pesante. Drith ha una forza d’animo incredibile, che trasmette anche a chi legge lungo tutta la durata del libro. Anche se lei non è il mio personaggio preferito del libro – Chori Acuto è bellissimo! – l’ho davvero apprezzata come protagonista. Non è il classico eroe fantasy che si trova in una battaglia più grande di lui: Drith è un soldato, consapevole di esserlo, e non smette mai di combattere.

Infine, un ultimo punto: a volerci trovare un difetto a tutti i costi, ammetto che il narratore onnisciente utilizzato in questo libro non mi entusiasma… ma tutto il resto cattura talmente tanto che, superati i primi capitoli ho smesso di farci caso.

Voto: ★★★★★

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Autore:

Creatura divoratrice di muffin non ben identificata, dai capelli talvolta castano chiaro e talvolta viola prugna, avvistata recentemente da qualche parte tra i buchi neri supermassicci di Andromeda e il corso di Scienza dei Materiali all'università. Dichiara ventuno anni anagrafici ma tre cerebrali, e una smodata passione per la musica - metal e non -, le armi bianche, gli sport da combattimento, la Norvegia, il solfato di rame e l'autoironia. Ah, e naturalmente anche per la fantascienza e il fantasy, generi che sfregia fin dai tempi della sua prima storia, iniziata a undici anni.

2 pensieri riguardo “Il sangue di Marklant ~ Recensione

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